Risonanza magnetica - Medico Rapido

Risonanza Magnetica

La risonanza magnetica nucleare (in sigla RMN o, più brevemente, RM) è una tecnica radiologica basata sull'applicazione di un campo magnetico di elevata intensità al distretto corporeo in esame. Rispetto ad altre metodiche di visualizzazione, la RMN presenta numerosi vantaggi: assenza di artefatti dovuti alle strutture ossee, possibilità di ottenere sezioni a vario orientamento (sagittale, trasversale ecc.), invasività quasi nulla, impiego di radiazioni non ionizzanti e assenza di gravi effetti collaterali. La RMN è impiegata a livello cranico, della colonna, del midollo spinale, dell'apparato muscolo-scheletrico e degli organi interni, per individuare malformazioni, processi morbosi di natura vascolare, tumorale e traumatica.

Subito dopo la sua scoperta, negli anni quaranta del secolo scorso, il fenomeno della risonanza magnetica nucleare cominciò immediatamente a essere utilizzato come strumento di analisi spettroscopica in chimica. Le prime immagini RMN, ottenute tramite l’uso di gradienti di campo magnetico, furono pubblicate nel 1973 da Paul Lauterbur. Tale pubblicazione è riconosciuta come la nascita della risonanza magnetica per immagini (Magnetic Resonance Imaging, MRI), e fruttò al suo autore nel 2003 il premio Nobel per la medicina in condivisione con Peter Mansfield. Le prime apparecchiature commerciali per l’acquisizione di immagini RMN apparvero negli ospedali nella prima metà degli anni ottanta del secolo scorso, e da allora il suo uso si è rapidamente diffuso, grazie alla possibilità di produrre immagini dei tessuti molli senza l’utilizzo di radiazioni ionizzanti.

La RMN è usata oggi anche come strumento di ricerca nello studio della fisiologia e della fisiopatologia di svariate condizioni cliniche. Tramite tecniche RMN è cioè possibile misurare la concentrazione di acqua e di altre molecole di interesse biologico, le caratteristiche di diffusione dei tessuti, la permeabilità delle membrane, il flusso sanguigno, e altri parametri rilevanti. Alterazioni di queste grandezze possono accompagnarsi ad alterazioni biologiche causate da uno stato patologico, e per questo la RMN è uno strumento di indagine fisiopatologica dal potenziale enorme.

Che differenza c’è tra risonanza magnetica e TAC?

La TAC e la Risonanza Magnetica sono entrambe tecniche diagnostiche per immagini, ma che utilizzano tecnologie e macchinari differenti.

La TAC, Tomografia Assiale Computerizzata, è una tecnica diagnostica per immagini che sfrutta le radiazioni ionizzanti, cioè i raggi X, per ottenere delle immagini tridimensionali di sezioni corporee del paziente. Le immagini ottenute con la TAC sono digitali e la gradazione di grigio varia a seconda della densità elettronica dei tessuti. Il grigio più chiaro corrisponde ad una densità elettronica elevata.
La TAC è utilizzata nello studio delle strutture scheletriche e dei traumi cranici, in oncologia per visualizzare le parti del corpo che risultano difficili da osservare con altri metodi, come le strutture interne del cuore, i bronchi e i vasi sanguigni.
Lo svantaggio della TAC sono i raggi X, nocivi per l'organismo.

La risonanza magnetica è sempre una tecnica diagnostica per immagini, ma utilizza i campi magnetici  per ottenere immagini precise del cervello e della colonna vertebrale. E’ un esame innocuo in quanto non utilizza radiazioni ionizzanti (è per questo che possono essere effettuati più controlli anche nel giro di breve tempo), ma i portatori di pace-maker, protesi metalliche o clips vascolari non possono farla, perchè il campo magnetico interferisce con questi apparecchi.


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